Salve,
nell'anno 2009 ho presentato tramite commercialista il modello UNICO 2009 per i redditi 2008. Sempre tramite commercialista nel Novembre 2009 ho versato un acconto IRPEF di circa 200 euro.
Nell'anno 2009 ho avuto solo dei redditi di lavoro dipendente sufficientemente bassi da essere esonerato dalla presentazione della dichiarazione dei redditi.
Ad Aprile 2010 porto il CUD dal mio commercialista. Mi dice che pur non essendo tenuto a presentare la dichiarazione, presentando il 730 posso riavere l'acconto versato tramite il sostituto d'imposta.
Per ragioni che il commercialista spiega come malintesi, questo non prepara il 730 2010 in tempo utile. A questo punto mi dice che devo presentare il modello UNICO 2010. In questo modo non potrò avere il rimborso immediatamente ma sarò in gradi di congelare il credito e che potrò
1) ottenere il rimborso il prossimo anno tramite il 730 2011
oppure
2) chiedere il rimborso insieme all'UNICO 2010 (ma mi dice ci vorranno 5 anni per averlo).
Ovviamente dovrò pagare la dichiarazione UNICO 2010 al commercialista.
Sapete dirmi se ciò che mi ha detto il commercialista è corretto?
In particolare è vero che se non presento l'UNICO 2010 perderò il credito?
Esistono altre possibilità?
Grazie. .
Sostanzialmente è tutto vero.Il Mod. 730 ha dei tempi piuttosto stretti, perchè il datore di lavoro deve effettuare il rimborso in estate e pertanto a primavera deve conoscere i dati utili a predisporlo. Inoltre il rimborso viene fatto per conto dello Stato, il datore di lavoro ha il diritto ad effettuare il conguaglio con le proprie imposte a debito e quindi l'operazione deve necessariamente avvenire in quei mesi.Se decorrono i termini per la presentazione del Mod. 730, il lavoratore può ancora esigere il proprio credito ma rivolgendosi direttamente allo Stato e quindi a mezzo del modello UNICO.I termini di presentazione del modello UNICO sono più ampi, quelli ordinari scadono ad Ottobre 2010, quelli "con ritardo" (e sanzione per il ritardo) a Gennaio 2011.Se il modello non viene presentato e si vanta un credito, in termini di IVA esso è ancora esigibile (e non è il tuo caso) mentre per le imposte dirette no: è perso.Se il modello viene presentato, il contribente può riportarlo per l'anno venturo (dichiarazione 2011, non importa se in forma di 730 o UNICO) oppure chiedere definitivamente il rimborso.Il rimborso arriva dopo alcuni anni, non c'è un termine preciso perchè dipende da quanto denaro lo Stato ha in cassa e quanto ne vuole destinare ai rimborsi.
mi pare un modo di fare corretto, salvo la cosa poco chiara storia dei "malintesi" che non ti hanno fatto presentare il 730 in tempo bisognerebbe capire di chi è la colpa se del professionista o tua.
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30 mag 2011
20 mag 2011
Zubin Metha- -Bondi senza vergogna
Zubin Mehta non ha usato giri di parole. Il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi, secondo il grande direttore d'orchestra, è "senza vergogna" per il trattamento e per i tagli riservati agli enti lirici. Da Mantova, dove Mehta ha parlato, la notizia è rimbalzata a Roma con immediata replica del ministro.
"Il Maestro Zubin Mehta - ha detto Bondi - non sa di cosa sta parlando. In questi anni il Ministero è stato particolarmente vicino al Maggio Musicale Fiorentino, così come a tutte le altre fondazioni liriche in difficoltà, come egli stesso può personalmente ricordare". Zubin Mehta è intervenuto nella città lombarda dove domani e domenica dirigerà il Rigoletto che andrà in onda su Raiuno, con Placido Domingo al suo debutto nel ruolo baritonale del protagonista.
"Spero che il Rigoletto sia d'ispirazione - ha detto il maestro - spero che il governo che taglia fondi a tutti i teatri lo guardi". Mehta si riferiva al Carlo Felice di Genova, dove i dipendenti sono in cassa integrazione definendo la situazione "una tragedia".
Ma ha parlato anche del suo Maggio fiorentino con cui è anche sceso in piazza per protestare contro la riforma voluta dal ministro Bondi. "E' senza vergogna - ha osservato il direttore riferendosi al ministro - e non ha il coraggio di venire a Firenze a parlare con noi. Anche con i sindacati di tutta Italia è rimasto a parlare dieci minuti e poi è andato via". Anche il mese scorso, ha sottolineato Mehta, al Maggio fiorentino è arrivato un ulteriore taglio di 2 milioni di euro. E' stato annunciato anche che lo Stato non pagherà la tournee del Maggio in Giappone "anche se avevano detto che avrebbero pagato i viaggi per le iniziative in occasione dei 150 anni dell'Unita' d'Italia".
"Firenze - ha ricordato - è dove è nata l'opera e si taglia dove non ci sono grandi industrie come a Torino e Milano. Noi abbiamo Gucci e Ferragamo". Quindi "brava la Rai - ha aggiunto - che non ha cancellato questa produzione all'ultimo momento e non ha tagliato nulla". La situazione dei finanziamenti certo in Europa è difficile anche se in Germania hanno tagliato meno che nel nostro Paese, in Austria le cose vanno bene mentre "in Italia - ha concluso Mehta - è una vergogna".
La risposta di Bondi
Il ministro ha risposto punto per punto alle contestazioni di Mehta sottolineando che "la situazione del Carlo Felice di Genova, così come quelle di altre realtà della lirica italiana, non può essere imputata a questo Governo, che anzi si è adoperato per varare una riforma, ampiamente condivisa in Parlamento, capace di risanare e rilanciare i teatri d'opera nazionali, ma è dovuta a un quindicennio di dissesti e malagestione". Bondi ha sottolineato poi che "la trasferta del Maggio in Giappone riguarda il 2011, anno per il quale non è ancora stato definito il riparto del FUS nè tantomeno preso in considerazione alcun progetto". "Conto sul fatto - ha concluso il ministro - che il Maestro Mehta riveda i suoi frettolosi e infondati giudizi offensivi che non merito in nessun modo".
Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone si dice poi dispiaciuto che il maestro "si sia abbandonato a un giudizio superficiale e conformista nei confronti del ministro Bondi e del lavoro del Governo italiano". Anche il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro definisce "inaccettabili" le accuse rivolte da Zubin Mehta mentre il responsabile cultura e informazione della segreteria nazionale del Pd, Matteo Orfini, esprime solidarietà a Mehta osservando che "l'intolleranza di chi ci governa di fronte alle critiche di artisti e intellettuali è davvero impressionante".
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"Il Maestro Zubin Mehta - ha detto Bondi - non sa di cosa sta parlando. In questi anni il Ministero è stato particolarmente vicino al Maggio Musicale Fiorentino, così come a tutte le altre fondazioni liriche in difficoltà, come egli stesso può personalmente ricordare". Zubin Mehta è intervenuto nella città lombarda dove domani e domenica dirigerà il Rigoletto che andrà in onda su Raiuno, con Placido Domingo al suo debutto nel ruolo baritonale del protagonista.
"Spero che il Rigoletto sia d'ispirazione - ha detto il maestro - spero che il governo che taglia fondi a tutti i teatri lo guardi". Mehta si riferiva al Carlo Felice di Genova, dove i dipendenti sono in cassa integrazione definendo la situazione "una tragedia".
Ma ha parlato anche del suo Maggio fiorentino con cui è anche sceso in piazza per protestare contro la riforma voluta dal ministro Bondi. "E' senza vergogna - ha osservato il direttore riferendosi al ministro - e non ha il coraggio di venire a Firenze a parlare con noi. Anche con i sindacati di tutta Italia è rimasto a parlare dieci minuti e poi è andato via". Anche il mese scorso, ha sottolineato Mehta, al Maggio fiorentino è arrivato un ulteriore taglio di 2 milioni di euro. E' stato annunciato anche che lo Stato non pagherà la tournee del Maggio in Giappone "anche se avevano detto che avrebbero pagato i viaggi per le iniziative in occasione dei 150 anni dell'Unita' d'Italia".
"Firenze - ha ricordato - è dove è nata l'opera e si taglia dove non ci sono grandi industrie come a Torino e Milano. Noi abbiamo Gucci e Ferragamo". Quindi "brava la Rai - ha aggiunto - che non ha cancellato questa produzione all'ultimo momento e non ha tagliato nulla". La situazione dei finanziamenti certo in Europa è difficile anche se in Germania hanno tagliato meno che nel nostro Paese, in Austria le cose vanno bene mentre "in Italia - ha concluso Mehta - è una vergogna".
La risposta di Bondi
Il ministro ha risposto punto per punto alle contestazioni di Mehta sottolineando che "la situazione del Carlo Felice di Genova, così come quelle di altre realtà della lirica italiana, non può essere imputata a questo Governo, che anzi si è adoperato per varare una riforma, ampiamente condivisa in Parlamento, capace di risanare e rilanciare i teatri d'opera nazionali, ma è dovuta a un quindicennio di dissesti e malagestione". Bondi ha sottolineato poi che "la trasferta del Maggio in Giappone riguarda il 2011, anno per il quale non è ancora stato definito il riparto del FUS nè tantomeno preso in considerazione alcun progetto". "Conto sul fatto - ha concluso il ministro - che il Maestro Mehta riveda i suoi frettolosi e infondati giudizi offensivi che non merito in nessun modo".
Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone si dice poi dispiaciuto che il maestro "si sia abbandonato a un giudizio superficiale e conformista nei confronti del ministro Bondi e del lavoro del Governo italiano". Anche il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Maria Giro definisce "inaccettabili" le accuse rivolte da Zubin Mehta mentre il responsabile cultura e informazione della segreteria nazionale del Pd, Matteo Orfini, esprime solidarietà a Mehta osservando che "l'intolleranza di chi ci governa di fronte alle critiche di artisti e intellettuali è davvero impressionante".
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13 mag 2011
Alla Scala 8 minuti di applausi ma anche dissensi. Polemica sul cambio del tenore
Otto minuti di applausi ma anche dissensi, soprattutto dal loggione, hanno accolto la conclusione del Don Carlo di Verdi, diretto da Daniele Gatti, che ha aperto la stagione alla Scala.
Gatti: soddisfatto, non è il momento di polemiche
Il direttore d'orchestra del Don Carlo si dice "soddisfatto" per l'andamento della prima alla Scala anche se subito precisa di non voler entrare nelle polemiche. "La vigilia è stata complcata - premette Daniele Gatti al termine della rappresentazione - ma è stata una bella serata. Sono soddisfatto, tutto è andato bene. Ora non è il momento di fare polemiche".
Letizia Moratti: bellissima opera, musica intensa
E' soddisfatta del Don Carlo che ha aperto oggi la stagione della Scala di Milano il sindaco Letizia Moratti. "Molto bella", ha detto all'uscita del teatro. "La musica è intensa - ha aggiunto - e la regia ha dato la possibilità di immergersi nel canto".
Platea divisa
Tra i più applauditi Dolora Zajick nel ruolo della principessa di Eboli mentre il 'piu' fischiato' è apparso Anatolij Kotscherga nella parte del Grande Inquisitore. Per gli altri personaggi pubblico diviso tra consensi e dissensi. Platea divisa anche sul tenore Stuart Neill. Le critiche del loggione, oltre a Gatti, 'imputato' per la scelta del tenore, non hanno risparmiato neppure il regista Stephane Braunschweig.
Una 'prima' della Scala senza le massime cariche dello Stato segnata dalle polemiche per la sostituzione in extremis del tenore calabrese, Giuseppe Filianoti.
Già lla fine del primo atto dal loggione, storico ritrovo degli appassionati non 'Vip', si sono levati una serie di 'Buu' all'indirizzo del direttore d'orchestra Daniele Gatti ai quali hanno replicato invece applausi provenienti dalla platea. 'Spaccatura' che si è riflessa nei primi giudizi: se c'è chi ha sottolineato una 'piacevole' contraddizione tra una scenografia molto scarna e dei costumi "molto belli", altri hanno invece sollevato critiche sulle voci dei protagonisti.
"La scenografia minimalista - ha sostenuto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni - è sicuramente d'effetto. In questa fase mi sembra adatta. Trovo tutto 'marciante' ".
"I cantanti non sono tutti allo stesso livello - ha sottolineato l'ex procuratore di Milano e ora presidente del Conservatorio meneghino Francesco Saverio Borrelli - ma fino ad ora mi è piaciuto molto soprattutto per l'ambiguità dei rapporti tra i personaggi".
L'opinione prevalente è stata che la scenografia fosse molto bella, mentre sul tenore in molti hanno espresso riserve. "Hanno scelto un tenore di peso", è stata la battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che si è detto "molto colpito dalla scenografia".
Assente il premier Silvio Berlusconi, la cui venuta è rimasta incerta fino all'ultimo, c'era invece sua moglie Veronica Lario presente in platea con Luigi Berlusconi. Mancavano le prime tre cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, invece, aveva partecipato alla Prima un anno fa. A rappresentare il Governo cinque ministri, oltre a La Russa, Sandro Bondi (Beni culturali), Maurizio Sacconi (Salute), Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma) e Angelino Alfano (Giustizia). Erano presenti in forze, invece, le istituzioni locali con il sindaco Letizia Moratti che ha accolto i capi di Stato del Togo, Rwanda, Albania e Slovacchia prima dell'inizio dell'opera e il presidente della Regione, Roberto Formigoni.
Diversi i rappresentanti del mondo imprenditoriale, dall'amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera, al presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, all'Ad di Eni Paolo Scaroni, al collega di Edison Umberto Quadrino, al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, al banchiere Gerardo Bragiotti e al presidente della Banca popolare di Milano Roberto Mazzotta.
Del mondo della moda e dello spettacolo grande delusione per l'assenza di David Beckham e della moglie la spice Vittoria, mentre ci sono Valeria Marini, Marta Marzotto, Dolce e Gabbana e Renato Balestra, tra gli altri.
A chi faceva notare che l'assenza delle massime cariche dello Stato fosse penalizzante per un evento come la Prima della Scala, l'amministratore delegato in pectore dell'Expo 2015, Paolo Glisenti, braccio destro del sindaco, spiegava che "la Scala non è mai stato un evento segnato dalla presenza delle istituzioni. La Prima della Scala è la famiglia di Milano che si raccoglie e si apre agli amici stranieri".
Polemiche sul cambio del tenore
Tiene ancora banco alla prima della Scala, il cambio improvviso del tenore protagonista del Don Carlo. A una parte del pubblico non è infatti piaciuta la sostituzione di Giuseppe Filianoti con Stuart Neill, decisione difesa dal sovrintendente Stephane Lissner ma bocciata in particolare dai 'loggionisti' che alla fine del primo atto hanno 'salutato' il direttore d'orchestra, Daniele Gatti, con dei sonori 'Buu'. Se prima della rappresentazione Lissner aveva parlato di "scelta artistica" per mettere in campo il giocatore "migliore", lo stesso sovrintendente ha ribadito la propria convinzione al termine del secondo atto: "Uno spettacolo eccezionale" e le contestazioni a Gatti "una ripicca per la vicenda del tenore. In teatro lo si sa...".
Anche tra i 'Vip' però qualcuno ha da ridire: "La regia è buona - ha commentato Umberto Veronesi - come pure le scene. Buona anche la direzione anche se non ho capito perché solo all'ultimo momento si è deciso di escludere Filianoti. Queste sono cose che non si fanno, un teatro come la Scala avrebbe casomai dovuto farlo prima e non alla vigilia del debutto".
A non usare mezze misure è stata Marta Marzotto: "Mi disturba la bruttezza e la grassezza del Don Carlo", anche se precisa: "La voce è bella".
Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano invece "il tenore è bravo".
Nessun commento infine dallo stesso Filianoti che si è presentato alla Scala, sedendosi in un palco della terza fila, ma che si è allontanato dal teatro prima della fine della rappresentazione.
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Gatti: soddisfatto, non è il momento di polemiche
Il direttore d'orchestra del Don Carlo si dice "soddisfatto" per l'andamento della prima alla Scala anche se subito precisa di non voler entrare nelle polemiche. "La vigilia è stata complcata - premette Daniele Gatti al termine della rappresentazione - ma è stata una bella serata. Sono soddisfatto, tutto è andato bene. Ora non è il momento di fare polemiche".
Letizia Moratti: bellissima opera, musica intensa
E' soddisfatta del Don Carlo che ha aperto oggi la stagione della Scala di Milano il sindaco Letizia Moratti. "Molto bella", ha detto all'uscita del teatro. "La musica è intensa - ha aggiunto - e la regia ha dato la possibilità di immergersi nel canto".
Platea divisa
Tra i più applauditi Dolora Zajick nel ruolo della principessa di Eboli mentre il 'piu' fischiato' è apparso Anatolij Kotscherga nella parte del Grande Inquisitore. Per gli altri personaggi pubblico diviso tra consensi e dissensi. Platea divisa anche sul tenore Stuart Neill. Le critiche del loggione, oltre a Gatti, 'imputato' per la scelta del tenore, non hanno risparmiato neppure il regista Stephane Braunschweig.
Una 'prima' della Scala senza le massime cariche dello Stato segnata dalle polemiche per la sostituzione in extremis del tenore calabrese, Giuseppe Filianoti.
Già lla fine del primo atto dal loggione, storico ritrovo degli appassionati non 'Vip', si sono levati una serie di 'Buu' all'indirizzo del direttore d'orchestra Daniele Gatti ai quali hanno replicato invece applausi provenienti dalla platea. 'Spaccatura' che si è riflessa nei primi giudizi: se c'è chi ha sottolineato una 'piacevole' contraddizione tra una scenografia molto scarna e dei costumi "molto belli", altri hanno invece sollevato critiche sulle voci dei protagonisti.
"La scenografia minimalista - ha sostenuto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni - è sicuramente d'effetto. In questa fase mi sembra adatta. Trovo tutto 'marciante' ".
"I cantanti non sono tutti allo stesso livello - ha sottolineato l'ex procuratore di Milano e ora presidente del Conservatorio meneghino Francesco Saverio Borrelli - ma fino ad ora mi è piaciuto molto soprattutto per l'ambiguità dei rapporti tra i personaggi".
L'opinione prevalente è stata che la scenografia fosse molto bella, mentre sul tenore in molti hanno espresso riserve. "Hanno scelto un tenore di peso", è stata la battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che si è detto "molto colpito dalla scenografia".
Assente il premier Silvio Berlusconi, la cui venuta è rimasta incerta fino all'ultimo, c'era invece sua moglie Veronica Lario presente in platea con Luigi Berlusconi. Mancavano le prime tre cariche dello Stato, a partire dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, invece, aveva partecipato alla Prima un anno fa. A rappresentare il Governo cinque ministri, oltre a La Russa, Sandro Bondi (Beni culturali), Maurizio Sacconi (Salute), Gianfranco Rotondi (Attuazione del programma) e Angelino Alfano (Giustizia). Erano presenti in forze, invece, le istituzioni locali con il sindaco Letizia Moratti che ha accolto i capi di Stato del Togo, Rwanda, Albania e Slovacchia prima dell'inizio dell'opera e il presidente della Regione, Roberto Formigoni.
Diversi i rappresentanti del mondo imprenditoriale, dall'amministratore delegato di Intesa SanPaolo Corrado Passera, al presidente di Telecom Gabriele Galateri di Genola, all'Ad di Eni Paolo Scaroni, al collega di Edison Umberto Quadrino, al presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, al banchiere Gerardo Bragiotti e al presidente della Banca popolare di Milano Roberto Mazzotta.
Del mondo della moda e dello spettacolo grande delusione per l'assenza di David Beckham e della moglie la spice Vittoria, mentre ci sono Valeria Marini, Marta Marzotto, Dolce e Gabbana e Renato Balestra, tra gli altri.
A chi faceva notare che l'assenza delle massime cariche dello Stato fosse penalizzante per un evento come la Prima della Scala, l'amministratore delegato in pectore dell'Expo 2015, Paolo Glisenti, braccio destro del sindaco, spiegava che "la Scala non è mai stato un evento segnato dalla presenza delle istituzioni. La Prima della Scala è la famiglia di Milano che si raccoglie e si apre agli amici stranieri".
Polemiche sul cambio del tenore
Tiene ancora banco alla prima della Scala, il cambio improvviso del tenore protagonista del Don Carlo. A una parte del pubblico non è infatti piaciuta la sostituzione di Giuseppe Filianoti con Stuart Neill, decisione difesa dal sovrintendente Stephane Lissner ma bocciata in particolare dai 'loggionisti' che alla fine del primo atto hanno 'salutato' il direttore d'orchestra, Daniele Gatti, con dei sonori 'Buu'. Se prima della rappresentazione Lissner aveva parlato di "scelta artistica" per mettere in campo il giocatore "migliore", lo stesso sovrintendente ha ribadito la propria convinzione al termine del secondo atto: "Uno spettacolo eccezionale" e le contestazioni a Gatti "una ripicca per la vicenda del tenore. In teatro lo si sa...".
Anche tra i 'Vip' però qualcuno ha da ridire: "La regia è buona - ha commentato Umberto Veronesi - come pure le scene. Buona anche la direzione anche se non ho capito perché solo all'ultimo momento si è deciso di escludere Filianoti. Queste sono cose che non si fanno, un teatro come la Scala avrebbe casomai dovuto farlo prima e non alla vigilia del debutto".
A non usare mezze misure è stata Marta Marzotto: "Mi disturba la bruttezza e la grassezza del Don Carlo", anche se precisa: "La voce è bella".
Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano invece "il tenore è bravo".
Nessun commento infine dallo stesso Filianoti che si è presentato alla Scala, sedendosi in un palco della terza fila, ma che si è allontanato dal teatro prima della fine della rappresentazione.
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